Arriva la modernità

La posta
Tra la seconda metà del XIX secolo e l’inizio del XX secolo, a rendere più comoda la vita degli abitanti, irrompono poco per volta a Rosta una serie di innovazioni, prima fra tutte, il servizio postale! A partire dal 1873 la funzione di pedone e collettore postale fu svolta da Firminio Vernerò, ma in seguito, intorno agli anni 1917-1924, la collettoria postale venne trasformata in ricevitoria; evidentemente uno stretto legame dovette unire ancora il destino delle poste rostesi a quello dei Vernerò, visto che proprio a una di loro, Angiolina, fu affidata nel 1929 e nel 1940. Alcuni rostesi però non usufruirono così presto dei servizi postali: gli abitanti della frazione Corbiglia infatti dovettero aspettare fino al 1934 per avere la loro cassetta postale.

Il telefono
Una quindicina d’anni dopo il servizio postale, giunse a Rosta il servizio telefonico, il cui impianto fu concesso dal Comune nel 1888 alla ditta fratelli Rosia. Lo Stato intervenne nel 1913 ad installare l’impianto della linea telefonica dello Stato sulla strada intercomunale Rivoli-Villarbasse, mentre più avanti, fra il 1936-1940 vennero stipulate delle convenzioni per il collegamento e il servizio con la S.T.I.P.E.L. (Società Telefonica Interregionale Piemontese e Lombarda), alla quale tra il 1937 e il 1938 fu concesso di attraversare con una conduttura telefonica la strada intercomunale Rivoli-Rosta – confine Buttigliera. Avari di nomi sono questa volta i documenti, che citano solo Alessandro Castagnoli, responsabile del servizio telefonico tra il 1940-1947; a questi anni risale anche il primo posto telefonico pubblico rostese riscaldato!

L’energia elettrica
La diffusione dell’energia elettrica nel Comune di Rosta fu un processo graduale e complesso, a causa delle competenze di diverse società pubbliche e private, che si sovrapposero non molti anni dopo la concessione, tra il 1898 e il 1899. Nel 1911, dopo aver iniziato una pratica con Efisio Barrerà per l’impianto della luce elettrica nel comune, si preferì affidare l’incarico alla Società Unione Esercizi Elettrici di Milano, che a partire dal 1914 chiese di emettere un solo decreto di concessione per i vari impianti che nel frattempo erano sorti. Al 1912 risaliva infatti il permesso del Comune alla ditta Benvenuti Rodolfo per l’impianto di una linea elettrica lungo la strada da Rosta a Sant’Antonio di Ranverso e l’anno successivo la Società forze idrauliche della Maira aveva provveduto all’impianto della linea elettrica Dronero-Bussoleno. Anche questa volta Corbiglia dovette aspettare per potere usufruire dei servizi rostesi, ma si trattò solo di un paio d’anni: tra il 1914 ed il 1917 anche tale frazione fu dotata di illuminazione pubblica!

Il treno
Tra la seconda metà del XIX secolo e l’inizio del XX secolo, a rendere più comoda la vita degli abitanti, irrompono poco per volta a Rosta una serie di innovazioni, prima fra tutte: la ferrovia! Sin dal 1852 iniziarono le trattative della comunità di Rosta per vendere un terreno necessario alla costruzione del tratto ferroviario Torino-Susa; i rostesi, ottenuta la fermata per i passeggeri (soppressa nel 1863), reclamarono ben presto un impianto di servizio merci a piccola velocità. Intanto nel 1910 venne raddoppiato il binario tra le stazioni di Avigliana e Rosta: quest’ultima aderì, nel 1913, alla prò direttissima ferrovia tra Torino e Genova e al terzo valico dell’Appennino, ma restò a lungo disatteso il desiderio di vedere il prolungamento della ferrovia elettrica Torino-Rivoli fino a Rosta, Buttigliera Alta, Avigliana e Giaveno, del cui progetto si discusse sin dal 1917-1930 e ancora nel 1945, quando la Giunta comunale di Rosta espresse definitivamente il proprio parere sfavorevole.

L’acquedotto
Quella dell’acquedotto è una storia a modo suo esemplare, di come una collettività stretta intorno a un comune obiettivo, possa darsi gli strumenti per realizzarlo.
La cronaca ci dice che nel lontano 1919 si verifica una straordinaria siccità.. Un gruppo di cittadini, con in testa il Sindaco Paolo Costantino, decide allora di mettere mano a un pozzo comunale situato nella piazzetta dell’ex municipio. Insieme si costituiscono nella Società cooperativa Unione Acqua Potabile e nel 1920 i soci sono già 60. Il cav. Albino Merlo dona un suo terreno per la costruzione di un serbatoio in muratura; vengono posate le tubazioni e sostituito il motore della pompa con uno elettrico a corrente trifasica; le tubazioni arrivano dapprima al concentrico, poi nella frazione Borgonuovo (in regione La Valle) e via via a tutti i casolari sparsi. Ma non è tutto: i soci decidono di offrire il riscatto delle azioni dell’acquedotto al Comune, che le acquista a 1500 lire l’una e si impegna a garantire l’usufrutto gratuito dell’acqua alle famiglie degli azionisti. Per la verità non fu istituito un vero e proprio registro delle azioni messe in circolazione tra il 1924 e il 1940, motivo per cui il Comune dovette faticare non poco prima di arrivare al 1957, quando la gestione dell’acquedotto venne definitivamente assimilata dalla pubblica amministrazione.

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